Alfonso Morrone, presidente di ADICOSP, interviene sullo stato del calcio italiano tra riforme, tutele e ripartizione dei proventi televisivi. Da un lato il primo contratto collettivo per i direttori sportivi nel mondo dilettantistico, dall’altro un piccolo ma significativo passo avanti sui diritti TV per la Serie C. Un doppio fronte che, secondo Morrone, può migliorare tempi, certezze e sostenibilità per società e addetti ai lavori, pur con alcune criticità legate alla riallocazione delle risorse prevista dalla legge Melandri.
Tutele nei dilettanti: il contratto federale per i DS
Grazie alla spinta di ADICOSP e alla disponibilità istituzionale, è stata definita la bozza del primo contratto collettivo per i direttori sportivi anche nel calcio dilettantistico, “dalla Serie D fino alla Terza Categoria”. Morrone ricorda che, con la riforma dello sport entrata gradualmente in vigore dal febbraio 2021 e poi da luglio 2023, DS, calciatori e allenatori erano già coperti dalla legge. La novità è la tutela federale: i contenziosi non passeranno più per i tribunali ordinari ma per il Collegio Arbitrale, con costi ridotti e tempi più rapidi. Un passaggio destinato a fare storia, perché equipara la giustizia sportiva dilettantistica a quella di Serie C e Serie B.
Diritti TV: più risorse alla Lega Pro, seppur limitate
Audito alla Camera dei Deputati, Morrone ricostruisce il quadro della legge Melandri: del 10% dei proventi televisivi, il 6% va alla B, il 2% alla Lega Pro, l’1% alla LND e l’1% alla FIGC per settore giovanile e infrastrutture. Nel nuovo assetto, alla Serie C viene riconosciuto uno 0,05% aggiuntivo: secondo Morrone vale “altri 5‑6 milioni” che si sommano ai circa 20‑21 già previsti. Un risultato che attribuisce in particolare al lavoro del presidente Marani, utile a dare ossigeno a un sistema di 60 club dove ogni margine economico può incidere sui bilanci.
La critica: fondi tolti a base e infrastrutture
Resta il nodo della riallocazione di quote originariamente destinate a FIGC, settore giovanile e impianti. Morrone parla di “Robin Hood al contrario”: lo 0,5% – che quantifica in 5‑6 milioni – sarebbe stato destinato alla Serie A femminile, cioè a realtà strutturate come Juventus, Milan, Roma, Lazio, Sassuolo e Parma, e non al calcio femminile di base. Una scelta che, a suo giudizio, penalizza i vivai e la crescita diffusa del movimento; l’appello è a riportare risorse su giovanili e infrastrutture, o quantomeno sulla piramide femminile di base.
Impatto e prospettive per i club di Lega Pro
Per la Lega Pro, l’incremento dei diritti TV rappresenta un segnale positivo, sebbene la cifra resti contenuta rispetto ai bisogni di 60 società. L’introduzione del Collegio Arbitrale nei dilettanti può inoltre ridurre l’incertezza legale e i costi, liberando risorse per programmazione tecnica e infrastrutture. Tra riconoscimento economico e nuove garanzie, i prossimi mesi diranno quanto queste misure sapranno tradursi in stabilità gestionale, mentre si attende l’operatività del contratto federale per i DS nei portali dedicati.