squadre favorite promozione

Potenza capolista nel Girone C, Tisci: nella centrifuga

Potenza ancora a ruggire in Serie C: arriva il terzo 4-2 consecutivo, stavolta nel derby con il Picerno, e il primato nel Girone C si consolida con lo stadio gremito. Ivan Tisci spinge sull’onda dell’entusiasmo senza perdere lucidità: la sua squadra corre, lotta, diverte anche quando la gara si fa sporca, restando sempre dentro il match. L’allenatore parla di una “centrifuga” in cui il gruppo vuole stare: finché l’inerzia gira, va protetta con lavoro, coraggio e fame. L’avvio è quasi perfetto, il 2-0 racconta controllo e personalità; poi la reazione degli avversari riapre i giochi fino al 2-2, ma i rossoblù non abbassano la testa e tornano a colpire, sospinti da un pubblico orgoglioso di una squadra oggi anche miglior attacco del raggruppamento.

Identità, entusiasmo e rispetto dell’avversario

Tisci aveva chiesto di vivere il derby come una partita “normale” ma da vincere, e il campo gli dà ragione. Sottolinea il coraggio del Picerno, venuto per giocarsela, e insieme la maturità del suo Potenza: fino al 2-0 concede pochissimo, poi accetta le turbolenze della gara con equilibrio emotivo. L’allenatore difende il clima di euforia – «non va spento» nelle sue parole trasformate in fatti – ma ribadisce l’esigenza di restare misurati nelle letture: possesso pulito, transizioni gestite e compattezza nei momenti chiave. L’obiettivo è capitalizzare quanto si crea, mantenendo alta la soglia d’attenzione sui dettagli che fanno la differenza nelle corse al vertice.

Gestione degli errori e forza del gruppo

Riflettori su Cucchietti, autore di una sbavatura che costa un gol per la seconda gara di fila. Tisci smorza ogni allarme: il portiere lavora bene, ha esperienza e, soprattutto, un gruppo che lo protegge. Dopo la rete subita, compagni e staff gli si stringono intorno: segnali concreti di uno spogliatoio sano. Il tecnico ricorda che l’errore del numero uno è sempre amplificato, ma rientra nel percorso di crescita come per un attaccante a secco. Non a caso, da una sua costruzione dal basso nasce l’azione del terzo gol: squadra corta, rotazioni fluide e verticalità nel momento giusto. È la prova che la fiducia resta alta e che il lavoro settimanale paga nei frangenti più caldi.

Dettagli che pesano: palle inattive e fame quotidiana

Palle inattive decisive

Il 4-2 porta anche la firma della palla inattiva: Tisci insiste da tempo sulla cura dei piazzati in entrambe le fasi e i progressi si vedono, con Loiacono a concretizzare schemi provati e riprovati. Persino l’azione che porta alla traversa di Petrungaro nasce da un corner studiato: indizi di una squadra che non lascia nulla al caso, pronta a colpire anche fuori dallo spartito.

Allenarsi per superarsi

L’altra faccia del Potenza è la fame quotidiana: il tecnico parla di giocatori che faticano ad abbandonare il campo a fine seduta, chiedendo “un giro” in più. Non esiste perfezione – nel calcio forse nemmeno c’è – ma esiste la spinta a ridurre le imperfezioni. È qui che Tisci si definisce “martello”: alzare l’asticella quando i risultati sorridono, perché è il frangente in cui si rischia di sedersi.

Rotazioni mirate e leadership diffuse

Scelte di formazione spiegate con chiarezza: spazio a Bura dal via per profili e incastri funzionali al piano gara, ballottaggio tra Ghisolfi e Castorani condizionato dalle condizioni fisiche di quest’ultimo. La rosa sta bene e le rotazioni servono a tenere tutti ad alta intensità: se servirà, qualcuno giocherà anche all’80-90%. In gruppo convivono più leader, non solo chi porta la fascia: figure trainanti che danno tono agli allenamenti e in partita dettano il passo, con i giovani pronti a seguirli. È uno dei segreti di una squadra che oggi sembra avere tutto ciò che occorre per competere ai massimi livelli del girone.

Espulsione, ultimo quarto d’ora e segnali da grande

L’episodio che cambia l’inerzia è il rosso a De Marco: Tisci si irrita perché evitabile e costoso, anche in prospettiva squalifica. In dieci, il Potenza si ricompatta con un 4-4-1 di necessità ma di straordinaria efficacia, grazie all’impatto di Murano e Franzolini e al lavoro prezioso di Manfredonia sulle corsie. Gli ultimi 20 minuti diventano un manifesto di sofferenza organizzata: niente occasioni pulite concesse, ogni palla spazzata celebrata come un gol. È il segnale di un’identità che non si incrina quando la partita impone di stringere i denti.

Petrungaro, Kanoute e la mappa delle zone di campo

Resta negli occhi il recupero di 30 metri di Petrungaro sull’azione che precede la rete di Kanoute: sforzo da applausi, macchiato da una scelta ingenua nel rimettere il pallone in gioco in zona “rossa”. Tisci spiega la sua mappa mentale del campo: prudenza massima dietro (rosso), discernimento nella zona intermedia (giallo) e libertà creativa davanti (verde) per puntare l’uomo e accendere il talento. Tra applausi e richiami costruttivi, il messaggio passa al gruppo. Sul mercato di gennaio, il tecnico vede una rosa completa: prima di aggiungere, penserà a lungo. Entrare in questo spogliatoio, oggi, è più difficile che batterlo.

Autore dell'articolo: legaprocalcio