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Rissa Potenza-Monterosi, indagini chiuse

Introduzione

È una vicenda che echeggia tra le strade di Potenza e i riflettori dei palcoscenici sportivi: una notte di maggio, poco dopo il play-out perso contro Monterosi, è esplosa una rissa tra quattro tesserati e due sostenitori della squadra lucana. Le immagini registrate dalle telecamere del locale hanno acceso un’indagine che oggi avanza con decisione: quattro giocatori sono destinatari di accuse per rissa e lesioni, mentre i due tifosi rispondono solo di rissa. Analizzando i fatti, cercheremo di offrire una ricostruzione chiara delle fasi principali, degli attori in campo e delle implicazioni legali, per capire cosa possa cambiare per il Potenza e per l’intero movimento calcistico locale.

Contesto dell’episodio

La notte del play-out

Nella notte tra il 19 e il 20 maggio 2024, all’esterno di un locale di Potenza, è scoppiata una colluttazione tra quattro tesserati potenza-e Monterosi e due sostenitori della rossoblu. L’episodio è maturato dopo la sfida play-out e si è svolto in un contesto pubblico, non regolamentato, che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. L’azione è stata documentata da una sequenza di immagini catturate dalle telecamere presenti in zona, fornendo una traccia utile agli inquirenti e agli investigatori, supportata dalle prime cure mediche ricevute dai presenti. L’inchiesta è stata avviata dalla Procura di Potenza e ha aperto una finestra ampia sulle dinamiche tra squadra e tifoseria.

Accuse e protagonisti

Chi è coinvolto

Secondo quanto riportato dall’ANSA, i quattro tesserati rispondono di rissa e lesioni personali, mentre i due sostenitori rossoblù sono stati iscritti nel registro degli indagati per rissa. L’operato della Procura, guidata dal PM Vincenzo Montemurro, ha definito i confini delle accuse e ha stabilito le conseguenze sul piano disciplinare e giudiziario. L’episodio ha avuto immediate ripercussioni sull’immagine del Potenza, costretto a gestire una vicenda che trascende il rettangolo di gioco, coinvolgendo ambiente sportivo, tifoseria e verifiche procedurali.

Prove, video e sviluppi

Il filmato e l’accordo tra le parti

La colluttazione è stata ripresa dalle telecamere a circuito chiuso esterne al locale, una prova fondamentale per ricostruire i passaggi e l’impatto fisico dell’episodio. Nei giorni successivi, la famiglia dei due tifosi e il Potenza hanno valutato una soluzione extragiudiziale, raggiungendo un accordo per non presentare denunce reciproche. Contestualmente, la Procura ha notificato agli indagati la possibilità di presentare documentazione difensiva entro circa 20 giorni, prima di decidere se procedere o meno con un rinvio a giudizio. Le verifiche hanno messo al centro la gestione dei rapporti tra squadra e tifoseria in contesti non regolamentati.

Prossimi passi e riflessioni

Tempi e possibilità di sviluppo

Con la scadenza di circa 20 giorni per formalizzare la documentazione, gli interessati hanno l’opportunità di chiarire o integrare le prove, fornendo elementi utili al proscioglimento o al rinvio a giudizio. La decisione finale spetta alla Procura, che valuterà l’esistenza di una rissa e di lesioni in relazione ai quattro tesserati e all’eventualità di nuove responsabilità per i due tifosi. Questo episodio riaccende il tema della sicurezza negli impianti, della gestione del tifo e delle responsabilità delle società nel prevenire episodi di violenza, sia dentro sia fuori dal campo.

Riflessione sull’ordine pubblico nello sport

Quanto accaduto a Potenza richiama l’esigenza di bilanciare passione e legalità: il calcio resta una comunità fatta di tifosi, giocatori e club. La vicenda, per quanto complessa, invita a strumenti efficaci per prevenire escalation e a una trasparenza procedurale che rimetta al centro il valore sportivo e competitivo del campionato, senza però sottrarre spazio alla giustizia e alla responsabilità individuale.

Autore dell'articolo: legaprocalcio