Sorrento protagonista in Serie C e secondo posto in classifica: l’aria è frizzante e lo spogliatoio respira ambizione. A raccontarlo è Antonio Potenza, mezzala con gavetta solida alle spalle e oggi perno di una squadra che corre senza guardare giù. Nessuna vertigine, solo la voglia di spingersi oltre: l’idea è cavalcare l’entusiasmo di un avvio oltre le attese, mantenendo ordine, lucidità e fame. Nel mirino c’è la continuità, parola d’ordine per un gruppo che ha trovato ritmo e identità, convinto di poter scrivere qualcosa di importante domenica dopo domenica, senza perdere contatto con la realtà del campionato.
Partenza forte e mentalità da grande
La crescita del Sorrento nasce dall’allenamento quotidiano: organizzazione, automatismi, serenità nel gestire i momenti caldi. Potenza riconosce che il bottino iniziale è arrivato prima del previsto, ma insiste su un concetto: trasformare l’onda in spinta costante. L’alta classifica può intimorire quando attorno ci sono nomi pesanti come Salernitana o Potenza (la squadra), eppure il focus resta interno. Si pensa al compito del giorno, al dettaglio che fa la differenza, al passo successivo. È così che una fuga di inizio stagione evita di diventare fuoco di paglia e si tramuta in piattaforma per alzare l’asticella con metodo.
L’impronta di mister Maiuri
L’identità rossonera porta la firma di mister Maiuri: un calcio riconoscibile, fatto di compattezza e coraggio, ma anche della libertà di sbagliare per migliorare. Il tecnico chiede ambizione con sorriso e responsabilità, invitando a costruire un ciclo che accetti anche gli inevitabili scivoloni. Per Potenza il legame con la città è speciale: a Sorrento ha vissuto il primo capitolo lontano da casa e una promozione inattesa, poi il ritorno tra i pro. Il desiderio comune è riabbracciare presto uno stadio cittadino all’altezza della passione locale, perché il calcio, qui, è appartenenza e spinta emotiva.
Gavetta, adattabilità e vittorie pesanti
Il percorso in Serie D con Palmese e Scafatese ha temprato Antonio Potenza, dandogli quella consapevolezza che oggi si vede nelle letture di gara. Il Sorrento sa modulare il proprio abito: possesso e qualità quando il campo lo consente, corazza e pragmatismo quando serve sporcarsi le mani. La prova? Il colpo a Salerno, ribaltando il risultato davanti a 15 mila persone, e il successo “da battaglia” con il Crotone. Due facce della stessa squadra: una che non molla mai, che soffre con criterio, che ha chiaro l’obiettivo di prendersi i tre punti su ogni terreno.
Leader silenziosi e forza del gruppo
Dentro lo spogliatoio, voci esperte come Leonardo Capezzi, Federico Ricci ed Ernesto Starita indicano la rotta senza mettersi sopra gli altri. Umiltà e competenza alimentano la crescita dei più giovani, che si sentono valorizzati e responsabilizzati. È un contesto in cui le gerarchie non schiacciano, ma proteggono: si sbaglia insieme, si riparte insieme. Così la competizione interna resta sana, l’intensità alta e la fame quotidiana. Il frutto è un gruppo coeso, fatto di persone per bene oltre che di calciatori affidabili, capace di restare sul pezzo anche quando l’inerzia gira contro.
Obiettivi chiari e un girone imprevedibile
L’orizzonte resta pragmatico: la salvezza è il traguardo dichiarato, ma nessuno nel Sorrento vuole accontentarsi. Potenza punta a incidere ogni weekend, alzando le proprie statistiche e portando contributi tangibili alla causa. Il Girone C è un campo minato: chiunque può battere chiunque, le sorprese sono dietro l’angolo e l’unico antidoto è la concentrazione. In questo equilibrio, la differenza la fanno i dettagli: la corsa in più, il pallone pulito, la scelta giusta al momento giusto. Ed è proprio lì che i rossoneri vogliono restare, lucidi e affamati.