Nel vivo della discussione sul canone d’uso dello Stadio Provinciale, Valerio Antonini riporta al centro il tema dei costi stadio in Sicilia. Con un intervento pubblico, il presidente del Trapani Calcio denuncia una sproporzione a danno del club granata rispetto ad altre realtà dell’isola, annunciando un confronto puntuale dei numeri e la volontà di fissare a breve la posizione ufficiale della società. Sul tavolo, secondo Antonini, ci sono già due proposte inviate al gestore dell’impianto per trovare un’intesa sostenibile e nell’interesse della città.
Il confronto dei canoni: il caso Catania e il nodo “Provinciale”
Antonini prende come riferimento i conti del Catania Calcio, che a suo dire versa 70.000 euro l’anno per il “Massimino”, con inclusi uffici e impianto d’allenamento. A Trapani, sostiene, c’è chi vorrebbe far pagare per uno stadio «tre volte più piccolo» una cifra «quattro volte superiore». Il dirigente cita anche l’ipotesi – dal febbraio 2025 – di un canone a Catania pari a 256.000 euro/anno, elemento che rafforza il suo richiamo a criteri omogenei e trasparenti. Tono deciso, ma obiettivo dichiarato: allineare l’affitto dello stadio a parametri equi, tenendo conto degli investimenti già sostenuti nel “Provinciale”.
Trattativa in corso: due proposte al gestore dell’impianto
Il presidente granata spiega di avere inoltrato al gestore del “Provinciale” due opzioni “chiare e oneste” per chiudere la partita del canone d’uso. L’auspicio è una soluzione rapida e condivisa, “nell’interesse di Trapani”. Antonini rimarca che il club non sarà “schiavo di certe situazioni” e ribadisce l’autonomia progettuale del Trapani Calcio, al di là delle tensioni del momento. La priorità resta garantire sostenibilità economica e continuità sportiva, elemento cruciale per una realtà di Serie C che ambisce a crescere su basi solide.
Palermo, Siracusa e Messina: il quadro comparativo
Per completare l’analisi, Antonini fa sapere di avere avviato verifiche anche su Palermo, Siracusa e Messina, così da costruire un quadro comparativo dei costi stadio nelle principali piazze siciliane. Una volta raccolti tutti i dati, il presidente illustrerà pubblicamente la linea ufficiale del club e le prossime mosse. La richiesta è chiara: definire un canone proporzionato a capienza, servizi inclusi e stato dell’impianto, affinché non si creino squilibri tra società che operano nello stesso contesto territoriale.
Equità, trasparenza e impatto sul territorio
La disputa sul canone del “Provinciale” va oltre il perimetro societario: riguarda il rapporto tra club e istituzioni, l’uso degli stadi pubblici e la sostenibilità dei bilanci nella Serie C. Criteri chiari sull’affitto degli impianti incidono su programmazione, mercato e servizi ai tifosi. Da Trapani arriva un appello alla trasparenza: solo numeri verificabili e regole condivise possono favorire scelte eque. “La verità rende liberi”, scrive Antonini, indicando nella chiarezza dei dati la via per chiudere la partita senza strappi.