Trento avanti in Coppa Italia, ma il sorriso di Luca Tabbiani è offuscato dall’infortunio di Cristian Capone. Il tecnico sottolinea quanto l’esterno fosse diventato un riferimento tecnico e umano del gruppo e gli manda un messaggio chiaro: recuperare in fretta per esserci quando la stagione entrerà nel vivo. Nel frattempo, la vittoria sull’Ospitaletto certifica una squadra ambiziosa, capace di imporre ritmo e idee per tutti i 90 minuti, anche accettando rischi e qualche errore di lucidità tipico di questo momento dell’anno.
Identità chiara: pressing alto e coraggio
Tabbiani promuove la prestazione collettiva: per larghi tratti il Trento ha giocato nella metà campo avversaria, restando aggressivo e propositivo. La linea difensiva ha retto bene l’uno contro uno, recuperando molti palloni, mentre la squadra ha creato numerose situazioni potenziali, non sempre trasformate in tiri puliti. Un pizzico di fortuna ha evitato lo 0-2 su una ripartenza, ma dalla panchina sono arrivate energie e qualità: chi è subentrato ha inciso, confermando la profondità dell’organico in vista di un calendario fitto tra coppa e Serie C.
Come si batte il blocco basso
Contro un avversario organizzato, spesso basso e compatto, il Trento ha insistito sul possesso e sull’ampiezza, pur sbagliando qualche cross nel finale. Tabbiani ha provato anche la carta Sartori per alzare la “struttura” in area. La scintilla decisiva è arrivata con una giocata di D’Intino, che ha spostato l’inerzia, prima del 2-1 maturato in extremis. Il tecnico ammette che stava già pensando ai rigori, ma apprezza la caparbietà dei suoi nel riempire l’area con più uomini e nel continuare a cercare la porta fino all’ultimo pallone giocabile.
Giovani, comunicazione e impatto della panchina
Nel percorso di crescita pesano i minuti dei più giovani. Spicca l’esordio tra i professionisti di Santer, positivo per personalità e comunicazione in campo. Tabbiani ribadisce un principio: tutti saranno utili. L’energia dei subentrati può diventare un fattore competitivo lungo una stagione con tanti impegni ravvicinati. La scelta di puntare su brillantezza e aggressività comporta fisiologici margini d’errore, ma costruisce identità e abitudini preziose quando aumenterà la condizione.
Lezioni utili per il campionato
Lo spirito è quello giusto: pressione alta, recuperi immediati e rifiuto di aspettare basso. L’Ospitaletto ha confermato di saper giocare, aprendo spazi e mettendo a tratti in difficoltà il Trento, ma i gialloblù hanno tenuto il campo senza rinunciare alla propria idea. Tabbiani chiede di esultare ogni vittoria e di accettare che in Serie C nulla è scontato: non esistono obblighi, esiste il lavoro quotidiano per trasformare i palloni recuperati in occasioni realmente sfruttate.
Dettagli da perfezionare
Qualche meccanismo è ancora da oliare: in certe pressioni il timing è arrivato in ritardo, specie contro il “pendolo” a centrocampo degli avversari. All’intervallo lo staff ha corretto le diagonali con un breve video e nella ripresa gli intercetti sono aumentati. Le ripartenze subite rientrano nella fisiologia della preparazione, e con il passare delle settimane i rientri saranno più tempestivi. Per Tabbiani il risultato conta fino a un certo punto: ciò che resta è la prestazione, base su cui inserire più minuti di qualità nel proprio piano gara.
Rigori, leadership e il ruolo di Molina
L’infortunio di Cristian Capone pesa oltre che sul piano tecnico anche su quello delle responsabilità, compresi i rigori. In sua assenza, Tabbiani ha affidato il penalty a Molina: scelta voluta, perché a un attaccante il gol dà fiducia. L’ex ha mostrato spirito battagliero, si è creato due-tre situazioni importanti e ha lavorato senza sosta per la squadra. Segnali che, uniti al rientro dei compagni e alla crescita del gruppo, alimentano l’ottimismo per le prossime sfide di Coppa Italia e Serie C.