Un lampo al 95′ ha consegnato al Trento tre punti pesantissimi contro il Lecco, in una sfida ad alta intensità del Girone A di Serie C. Eppure Luca Tabbiani sceglie la via dell’onestà: «Il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto». Parole che non sminuiscono un successo nato da cuore e resilienza, qualità che questa squadra mostra fino all’ultimo respiro. Dopo un primo tempo complicato, i gialloblù sono cresciuti alla distanza, trovando energie e lucidità nel finale. I punti contano, ma per il tecnico vale soprattutto lo spirito del gruppo: restare in partita, soffrire quando serve e colpire al momento decisivo.
Cuore, resilienza e una vittoria allo scadere
Tabbiani legge la gara con equilibrio: confronto «difficile e duro», con un avvio in cui il Lecco ha imposto ritmo e aggressività, togliendo riferimenti. Il Trento ha tenuto botta, stringendo i denti e salendo di giri nella ripresa, fino all’episodio che ha indirizzato il risultato al 95′. «Non è onesto dire che abbiamo meritato di vincere», ribadisce il tecnico, che però sottolinea il tratto distintivo dei suoi: la resilienza. Restare vivi anche nei momenti di sofferenza è ciò che fa la differenza in un torneo lungo, in cui la capacità di attingere a energie extra può trasformare un pareggio in una vittoria.
Infermeria e gestione del gruppo
Capitolo condizioni: prudenza su Kassama, fermato per un fastidio nella stessa zona del vecchio infortunio. «All’inizio della stagione non aveva senso rischiarlo», spiega Tabbiani, deciso a rimetterlo in campo solo quando sarà al meglio. Durante la gara sono arrivate altre due contusioni, frutto di scontri di gioco: una botta lombare più “ossea” che sembra già in miglioramento e un dolore che appare di natura più muscolare ma senza lesioni vere e proprie. Si tratta di acciacchi gestibili, che però richiedono attenzione nei prossimi giorni per preservare equilibrio e competitività dell’organico.
Aspettative realistiche e umiltà
Il tecnico allarga lo sguardo oltre i 90 minuti, toccando un tema chiave: le aspettative. «Non dobbiamo crearci obiettivi irreali: non siamo il Real Madrid», dice con franchezza. Il Trento sta costruendo identità, e un percorso solido – come un quinto posto – sarebbe da salutare con soddisfazione. Serve sostegno, non pressioni sterili: i giocatori «lottano come animali» e meritano entusiasmo, soprattutto quando arriva un gol allo scadere in una partita che pesa in classifica. Umiltà e realismo, per vivere bene la stagione e crescere passo dopo passo.
L’attaccante tra gol e compiti tattici
Focus sulla punta: due reti già all’attivo e un lavoro costante per ampliare il proprio repertorio. L’attaccante è abituato a giocare sulle spalle del difensore, ma Tabbiani gli chiede di fungere più spesso da punto di riferimento, soprattutto quando c’è da attaccare la profondità. Contro squadre fisiche come il Lecco serve trovare subito posizione, riducendo gli anticipi avversari e gli inseguimenti a vuoto. «È un guerriero, si marca addosso per tutta la partita», assicura il tecnico. La crescita passerà dalla pulizia dei movimenti, mentre sul piano realizzativo le basi sono già solide.
Gioco diretto e letture: la chiave contro il Lecco
Verticalizzare quando serve
Altro punto nevralgico: la gestione del possesso dal basso. «In molte situazioni potevamo verticalizzare e non l’abbiamo fatto», ammette Tabbiani. Contro avversari che pressano forte come il Lecco, tornare indietro espone a rischi crescenti: l’idea deve essere quella di cercare prima la via in avanti e solo dopo il giro palla orizzontale. Preparazione reciproca alla gara e ritmi altissimi nel primo tempo hanno complicato la manovra. Nella ripresa, però, il Trento ha dato la sensazione di avere più energie, trovando spazi sulle corsie: i terzini hanno avuto secondi preziosi per scegliere, gli esterni palloni più “giusti”. Novanta minuti giocati a buon livello, con la differenza emersa proprio nella seconda parte.