Il Bari si blocca sul pareggio 0-0 contro il Crotone e resta a -5 dalla vetta del Girone C, senza sfruttare i risultati altrui. Nel dopo gara, Massimo Rastelli si prende il mea culpa: ha provato a dare un segnale con scelte più coraggiose e correzioni tattiche, ma la squadra è apparsa timida nel giocare in verticale e poco fluida nel creare superiorità. Pur rimarcando impegno e attaccamento, il tecnico ammette che il piano preparato in settimana non è stato replicato sul campo. In una giornata storta e contro un avversario abile nel palleggio, portare a casa un punto resta comunque un segnale di solidità.
Autocritica e lettura della gara
Rastelli racconta una partita “appannata”, segnata da passaggi arretrati e scarsa audacia nell’andare a rompere il palleggio avversario. Il Bari aveva studiato movimenti e tempi per aggredire alto, ma la scarsa brillantezza ha ridotto la lucidità nelle scelte: invece di verticalizzare, i biancorossi hanno spesso preferito l’appoggio sicuro, perdendo metri e fiducia. Il tecnico salva l’anima del gruppo — disponibilità totale dal primo al novantesimo — ma riconosce che la qualità dell’esecuzione non è stata all’altezza. In Serie C gare così capitano: l’importante è non snaturarsi e rimanere dentro il confronto fino alla fine.
Le mosse nella ripresa: baricentro e pressing
Per invertire l’inerzia, l’allenatore ha alzato il baricentro e chiesto un pressing più coordinato, inserendo profili offensivi per accorciare la squadra e attaccare meglio la prima costruzione calabrese. Il Crotone, giovane e mobile, ha però continuato a muovere palla con qualità, costringendo il Bari a rincorrere mezzo tempo. Nonostante gli aggiustamenti, è mancata la tempestività nell’uscire forte sul portatore e la cattiveria nei duelli, elementi che avrebbero potuto trasformare l’inerzia in occasioni. Il punto finale, pur non entusiasmante, rispecchia l’equilibrio di una sfida tirata.
Fisico in calo, mente annebbiata
Il nodo principale, sottolinea Rastelli, è stato l’aspetto atletico: tanti interpreti sotto ritmo, spesso in ritardo di un attimo nel contrasto e nella seconda palla. Quando cala la brillantezza, anche la lettura delle giocate si complica e il pressing perde efficacia. Da qui la tendenza ad abbassarsi e a gestire senza accelerare, con meno fiducia nel rischiare l’uno contro uno o la verticalizzazione tra le linee. È un campanello da ascoltare, non da temere: dosare energie e qualità diventa decisivo per tornare a sprigionare velocità di pensiero e precisione tecnica.
Classifica, decima giornata e mentalità
Rastelli non parla di allarme: alla decima giornata la strada è lunga e l’obiettivo resta crescere di settimana in settimana. Il -5 dalla vetta del Girone C impone continuità, ma il tecnico ricorda che, nelle giornate complicate, “è meglio pareggiare che perdere”. La classifica si guarda, senza ossessione: l’attenzione resta sul proprio percorso, partita dopo partita, con l’ambizione di cercare sempre i tre punti. Identità e compattezza sono i mattoni per risalire ritmo e qualità nelle prossime uscite.
Mogos, solo un fastidio alla caviglia
Capitolo Mogos: l’esterno ha accusato un fastidio alla caviglia dopo un appoggio sfortunato in scivolata. Lo staff effettuerà tutte le valutazioni nei prossimi giorni, ma dalle prime sensazioni l’infortunio non sembra preoccupante. La gestione sarà prudente, con l’obiettivo di rimetterlo a disposizione nel più breve tempo possibile. In un momento in cui l’intensità pesa, recuperare tutti gli effettivi — e l’energia migliore — può fare la differenza nell’immediato futuro del Bari in Serie C.