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Lecco, Valente: 32 tocchi in area ma manca il colpo

Il pari casalingo con l’Alcione Milano conferma un trend: il Lecco arriva spesso negli ultimi metri, ma fatica a trasformare la mole di gioco in gol. Lo sottolinea Federico Valente, che legge il terzo pareggio in quattro gare come tappa di un percorso: 32 palloni toccati in area sono un segnale forte, ma «manca il guizzo», l’ultimo passaggio o quel tiro da fuori che scardina le difese chiuse. Il progetto tecnico resta ambizioso e propositivo, fondato sulla costruzione dal basso, con i rischi che comporta. Dopo lo svantaggio, la squadra ha ritrovato ordine e spinta, tenendo alto il baricentro e cercando con continuità il varco giusto. Una reazione che alimenta fiducia in vista della settimana corta e della trasferta in casa della Pro Vercelli, spartiacque importante nel Girone A di Serie C.

Identità di gioco e rischi calcolati

Valente non cerca alibi: per come intende il calcio, attirare la pressione e poi superarla è una scelta identitaria. L’errore che ha portato al vantaggio ospite nasce proprio lì, in una giocata pensata per Metlika e intercettata prima che Pellegrino potesse controllare; sul rimpallo, la palla è rimasta viva in area. «Fa male perdere punti così, ma è parte del percorso», spiega il tecnico. Contro un avversario che ha provato a difendere il limite dell’area, il Lecco ha comunque generato tante combinazioni sulla trequarti, riempiendo spesso il corridoio centrale. Il dato chiave resta quei 32 ingressi in area: numeri che legittimano il piano gara, ma evidenziano quanto conti la lucidità in zona calda, tra scelta del tiro e ultimo tocco verticale.

Dati, scelte e lucidità negli ultimi metri

Proprio negli ultimi sedici metri si decide la partita: quando chiudere l’azione col tiro? Quando forzare la giocata filtrante? Valente cita l’occasione di Casarotto, che avrebbe potuto controllare meglio prima di calciare, e le conclusioni provate da Capello. Il mix ideale, tra cross, imbucate e tiri dalla distanza, è oggetto di lavoro quotidiano. Siamo solo alla nona giornata e il gruppo è nuovo: automatismi e letture devono consolidarsi, specialmente quando l’area è affollata e lo spazio si comprime. La continuità delle scelte – coraggio sì, ma senza forzare – sarà la leva per trasformare il possesso pulito in concretezza, alzando il tasso di pericolosità a parità di volume offensivo.

Le scelte di formazione: equilibrio e merito

Nelle rotazioni iniziali, il tecnico ha premiato ciò che vede in settimana: Pellegrino dal primo minuto per attaccare gli spazi tra le linee, controllo orientato e ricezioni tra i reparti; Bordoni preferito a Sidler dopo settimane convincenti; Arena ai box ha inciso nelle valutazioni. La lettura è stata confermata dall’impatto di Casarotto a gara in corso: con il match più aperto, il suo strappo ha creato fastidi costanti alla retroguardia avversaria. Idee chiare, dunque, ma con porte aperte a tutti: con una settimana corta e la sfida del venerdì, ognuno avrà modo di giocarsi il posto, valorizzando un organico che sta ancora trovando la sua chimica migliore.

Difesa giovane, principi maturi

L’età non è un fattore dirimente per Valente: contano allenamento e prestazione. La linea arretrata, pur giovane, ha retto l’urto e, al di là dell’episodio del gol, ha concesso poco nella costruzione rivale. L’idea resta la stessa: costruzione dal basso non per estetica, ma per attirare la pressione e superarla. Era la prima volta che quei tre giocavano insieme e certe dinamiche maturano solo in partita. Il tecnico spende elogi per Comi, per lo stesso Bordoni e per Casarotto, bravo ad alzare il ritmo nella ripresa quando è stato chiesto di spingere. Coraggio e pulizia tecnica dovranno viaggiare in coppia, senza rinunciare alla verticalità quando si apre la finestra giusta.

Esterni ad alta intensità e orizzonte Pro Vercelli

Gli esterni sono il motore del sistema: corsa, profondità, pressione e presenza in area. I dati di Manetti raccontano un’intensità da categoria superiore; i crampi lo hanno fermato, ma niente di serio. Capello, alla seconda da titolare di fila, ha dato continuità fino ai cambi, sfruttati in pieno (cinque a disposizione) per tenere alto il livello energetico. Se Bordoni avesse avuto qualche minuto in più nelle gambe, ci sarebbe stato spazio anche per un attaccante aggiunto. Ora lo sguardo corre al Piola: la Pro Vercelli attende e il Lecco vuole presentarsi con lo stesso piglio, trasformando i 32 tocchi in area nel dettaglio che fa davvero la differenza.

Autore dell'articolo: legaprocalcio