Pescara fermato dal Guidonia: parla Buscè
Il terzo pareggio consecutivo all’Adriatico fotografa un Pescara che crea ma non chiude: contro il Guidonia finisce 1-1 e il day after è fatto di autocritica e pragmatismo. In sala stampa Antonio Buscè insiste su un concetto: servono giudizi equilibrati. L’avvio non è stato semplice — “venti minuti” di sofferenza, ammette — e alla mezz’ora sono arrivate due sostituzioni obbligate che hanno cambiato assetto e inerzia. Con il passare dei minuti, però, il Delfino ha alzato il ritmo, trovando il vantaggio e costruendo “due-tre” palle nitide per chiudere la partita. Il calcio, però, è dettagli: un singolo errore ha rimesso in carreggiata gli ospiti, lasciando al Pescara il rammarico di una vittoria sfumata e la consapevolezza che, con un finale più lucido, la narrazione sarebbe stata diversa.
Ritmo, identità e bisogno di equilibrio
Per il tecnico, quando il Pescara trova ritmo e sincronismi mostra sprazzi di qualità “importanti”. La richiesta, quindi, è di non farsi trascinare dagli estremi: né esaltazioni né processi sommari. Il peso della maglia si sente — “siamo il Pescara e dobbiamo vincere il maggior numero di partite” — e un avvio di stagione definito “mediocre” amplifica la pressione. C’è però un elemento positivo: la rosa è quasi al completo. Avere tanti giocatori disponibili permette di alzare l’intensità degli allenamenti, aumentare le alternative e, di riflesso, il livello competitivo del gruppo. È lì che passa la crescita nel Girone B di Serie C: continuità di prestazione, gestione dei momenti e concretezza sotto porta.
L’episodio del gol e i dettagli che fanno la differenza
Sul pari subito, Buscè non nasconde l’amarezza: vede un possibile fallo su Pellacani a monte dell’azione che porta alla verticalizzazione decisiva. Nel cuore dell’area interviene Nardin, in leggero ritardo e in una zona “non sua”, circostanza che spalanca il varco agli avversari. È, secondo l’allenatore, l’unica vera situazione di sofferenza della ripresa, insieme alla grande parata di Fiorillo in avvio secondo tempo. Il resto del match racconta di un Pescara in controllo, capace di comandare campo e ritmo ma incapace di trasformare il predominio nel gol che avrebbe chiuso i conti. Da qui la sensazione di un pareggio 1-1 poco coerente con i 90 minuti.
Cosa serve per il salto di qualità
Il margine su cui lavorare è chiaro: convertire le occasioni in gol e limitare le sbavature che cambiano gli equilibri. La via indicata da Buscè è fatta di equilibrio nei giudizi e nel gioco, intensità costante e letture più pulite nelle due fasi. Con elementi come Erradi e D’Ausilio chiamati a trovare rapidamente le giuste misure e con la retroguardia che affina meccanismi e responsabilità, il Pescara ha le risorse per tornare a vincere. Il sostegno dell’Adriatico e una rosa profonda possono diventare la leva per rimettere in moto la classifica e riportare fiducia in un campionato che non aspetta.