Un risultato che pesa in Serie C Girone A: allo stadio “Giuseppe Moccagatta” la Juventus Next Gen supera il Renate 2-1 grazie alla serata da protagonista di Arman Durmisi. La sfida si accende presto, si spacca in più capitoli e racconta di una Juve brillante in avvio, di una reazione nerazzurra prima dell’intervallo e di un finale nervoso, con i cartellini rossi a Suarez e, in modo giudicato eccessivo, a Italeng. Tre punti che rimettono in marcia i bianconeri, mentre la Pantera resta impelagata in una striscia senza vittorie e cerca appigli tecnici ed emotivi per rialzarsi.
Il racconto del match
La prima mezz’ora è tutta della Juventus Next Gen: doppia traversa in avvio, verticalità continua, baricentro alto e trame pulite. La pressione porta al meritato 1-0 firmato Durmisi, premiato dal lavoro della squadra e dalla qualità nelle corsie. Poco prima del riposo, però, il Renate sale di tono e trova l’1-1 con Anelli, zampata preziosa che riapre tutto. La ripresa è più sporca e frammentata, con squadre lunghe e continui capovolgimenti. Proprio in transizione arriva il 2-1 ancora di Durmisi, che sfrutta al meglio lo spazio alle spalle. Nel finale nervi tesi: rosso a Suarez e all’Italeng, con il secondo giudicato davvero severo. Nonostante l’inferiorità numerica, la Pantera spaventa ancora: Delcarro centra la traversa e Calì sciupa un’ottima palla gol, ma il risultato non cambia.
Top bianconeri: Durmisi e i segnali per Brambilla
La serata incorona Arman Durmisi, 18 anni e maglia numero 9 cucita addosso: attacco della profondità, freddezza e tempi d’inserimento che fanno la differenza. Nella cartella di mister Brambilla finiscono anche due note chiave: il ruolo da titolare di Mangiapoco, sicuro tra i pali (una sola vera sbavatura non punita da Calì) e parate di sostanza nei momenti caldi; e, soprattutto, tre punti che sono ossigeno puro in classifica. La migliore versione bianconera è quella iniziale, quando il palleggio verticale ha rotto le linee avversarie. Se il 2-1 nasce da un episodio in una fase più stanca, il primo vantaggio fotografa un’idea di gioco più matura, base da cui ripartire per dare continuità.
Renate, personalità ma zero punti
Dieci gare senza vittoria raccontano una crisi di risultati, non di prestazioni. Il Renate reagisce allo svantaggio, pareggia con Anelli e, a tratti, si fa preferire a inizio ripresa. Spicca la generosità di Italeng: ripiega, sporca linee di passaggio, dà profondità e lotta fino all’episodio che gli costa un rosso giudicato eccessivo. L’assenza peserà già nel prossimo turno. La sensazione è che la Pantera non manchi di organizzazione e spirito, ma paghi carenze di qualità negli ultimi metri e dettagli difensivi che, alla lunga, diventano macigni. In un contesto così, il ritorno al gol di Anelli è una delle poche luci da cui ripartire.
Le ombre bianconere: serve stabilità
Per la Juventus Next Gen, una rondine non fa primavera. Il successo rilancia, ma la gara resta rimessa in discussione fino alla fine: la traversa di Delcarro e l’occasione divorata da Calì ricordano quanto l’equilibrio sia stato sottile. La doppia espulsione ha inevitabilmente indirizzato l’inerzia, concedendo campo ai bianconeri nei minuti conclusivi. Gli indizi positivi ci sono, ma la vera prova del nove arriverà fuori casa, al Briamasco e nelle prossime trasferte, dove serviranno gestione, solidità e una continuità che finora è mancata. La chiave sarà ridurre gli alti e bassi tra un tempo e l’altro, valorizzando la brillantezza iniziale per novanta minuti.
I nodi della difesa nerazzurra
Sedici gol subiti non fanno della retroguardia del Renate la peggiore del girone, ma da settimane si ripete lo stesso copione: un errore di posizione, un tempo di uscita sbagliato, un corridoio lasciato scoperto. Dal match con la Dolomiti Bellunesi è un susseguirsi di occasioni regalate. La continua rotazione tra Viganò, Motoc, Botrini e Minotti non aiuta a costruire gerarchie. In questo quadro, il riferimento più stabile, Auriletto, non trasmette quella leadership che servirebbe ai compagni più giovani: oltre alle imprecisioni, pesa un linguaggio del corpo spesso accusatorio dopo ogni gol incassato. Per invertire la rotta servono stabilità, comunicazione e un chiaro comandante della linea.