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Sambenedettese ko a Reggio, D’Alesio: ‘Blackout fatale’

La trasferta in casa della Reggiana lascia alla Sambenedettese uno 0-2 amaro e molte riflessioni. Filippo D’Alesio vede il bicchiere mezzo pieno: per quaranta cinque minuti la Samb ha imposto ritmo, aggressività e principi chiari, mostrando personalità in un contesto caldo e contro un avversario di valore. «È stato il nostro miglior primo tempo», il concetto che filtra dalle sue parole. Ma l’inerzia è cambiata dopo l’1-0 dei granata: da lì un passaggio a vuoto ha indirizzato la gara, nonostante il tentativo di reazione e qualche chance non capitalizzata contro una squadra fisica ed esperta che, avanti nel punteggio, si è chiusa con ordine.

Primo tempo d’identità, poi la scossa granata

Fino al gol del vantaggio avversario, D’Alesio non aveva colto segnali d’allarme: la Samb teneva il campo con intensità, pressione alta e linee corte. L’inizio ripresa confermava quella traccia, ma l’episodio che ha sbloccato il risultato ha acceso dieci minuti di blackout in cui è maturato anche il raddoppio. A quel punto la Reggiana ha difeso bassa, togliendo profondità e spazi tra le linee. La Sambenedettese ha provato a riaprire la partita con coraggio e qualche situazione interessante nell’ultimo terzo, senza però trovare precisione nell’ultimo passaggio né il guizzo sotto porta necessario per rimettere in equilibrio il punteggio.

Scelte tattiche: Magnaghi per Stabile

Con i granata rintanati nella propria metà campo, il tecnico ha optato per una mossa di peso: fuori Stabile, utile quando può attaccare la profondità, e dentro Magnaghi per aumentare presenza e duelli dentro l’area. Una decisione mirata a riempire la zona calda, cercando sponde e seconde palle contro difensori strutturati. Secondo D’Alesio, la lettura aveva senso e l’attaccante ha inciso all’ingresso; il contesto, però, imponeva attacchi manovranti e pazienti, complicati contro una retroguardia che, avanti di due reti, ha abbassato il blocco e protetto il centro con densità e mestiere.

Episodi discussi: Candellori e il precedente con il Gubbio

Tra i nodi citati dal tecnico spiccano alcuni episodi: sul primo gol, il riferimento a un presunto appoggio di un avversario su Candellori che avrebbe impedito il salto pulito. D’Alesio richiama anche un precedente contro il Gubbio, quando a Zini fu annullata una rete nonostante, a suo dire, il contatto fosse minimo. Inoltre, chiede chiarezza su un provvedimento disciplinare che ha coinvolto Stabile. Pur senza aggrapparsi agli arbitraggi, l’allenatore sottolinea come il vantaggio granata sia maturato in un frangente in cui la sua squadra non stava soffrendo, e come la gestione emotiva immediatamente successiva abbia pesato sul 2-0 in transizione.

Meno fretta, più ordine: la rotta per ripartire

L’autocritica riguarda soprattutto la gestione dopo lo svantaggio: la fretta di pareggiare ha fatto perdere ordine e compattezza, aprendo spazi alle ripartenze avversarie. «La partita era lunga» è il mantra che D’Alesio vuole trasformare in abitudine: lucidità, tempi di pressione e controllo delle seconde palle devono restare intatti anche quando il risultato gira. Il tecnico preferisce guardare alle molte cose buone mostrate e trasformare questo stop in slancio: ripartire dal primo tempo di identità, lavorare sugli errori nelle situazioni dei gol e ritrovare freddezza nelle scelte negli ultimi metri, con l’obiettivo di tornare subito a fare punti in Serie C.

Autore dell'articolo: legaprocalcio