L’arrivo di Giovanni Carnevali al vertice bianconero porta una priorità chiara: riportare la Juventus Next Gen nel cuore del progetto tecnico. Su mandato di Elkann, l’obiettivo è ridare peso strategico alla seconda squadra dopo anni di progressivo ridimensionamento. Carnevali sostiene da tempo che i team B siano un passaggio quasi obbligato per far crescere i talenti e dare valore all’intero sistema. Ora quella visione diventa un piano operativo: una filiera che parte dalla Serie C, fa esperienza vera in Lega Pro e alimenta senza soluzione di continuità la prima squadra.
Perché la Next Gen fa la differenza
Quando la Juventus Next Gen è sostenuta in modo convinto, i risultati si vedono. Dal 2018 il progetto ha lanciato profili come Fagioli, Miretti, Soulé, Rovella e Nicolussi Caviglia, cresciuti in Serie C fino a stabilizzarsi ai massimi livelli. In totale, 13 giocatori sono approdati in altri club di Serie A superando i 12.000 minuti complessivi, mentre 29 hanno accumulato oltre 61.000 minuti in Serie B; oggi sono 27 i calciatori in rosa tra Juve e top flight italiana. Un percorso che dimostra come la terza serie sia un trampolino credibile per accelerare maturità tecnica e caratteriale.
I numeri che certificano la crescita
A febbraio, la squadra ha festeggiato le 100 vittorie in regular season di Serie C, chiudendo l’ultima annata al quinto posto nel Girone B, miglior piazzamento della sua storia. Questi traguardi nascono da un mix di identità di gioco, minutaggio ai giovani e staff dedicati alla transizione verso l’élite. È il modello che Carnevali intende consolidare: una struttura che accompagna prospetti e under 23 in un contesto competitivo reale, con pressioni, ritmi e viaggi del calcio professionistico, ma allineato agli standard bianconeri.
Un ponte che si era indebolito
Negli ultimi anni il collegamento tra Next Gen e prima squadra si era affievolito: investimenti ridotti, minor integrazione metodologica e un calo nell’appeal verso i migliori talenti. Il riflesso in Lega Pro è stato una Juventus Next Gen meno incisiva e meno attrattiva. Questo rallentamento ha pesato sulla pipeline dei minuti “veri” da mettere nelle gambe dei giovani, con ricadute sull’intero progetto. Riattivare il canale significa ristabilire priorità, continuità di principi e una programmazione che premi il merito, accorciando i tempi di promozione verso l’alto.
L’inversione di rotta con Carnevali
Con la nuova governance, l’inversione sembra imminente: più risorse, scouting mirato e un piano tecnico condiviso con la prima squadra. La rosa bianconera di C è già oggi valutata oltre i 10 milioni di euro e può tornare ad alzare l’asticella. La Juventus Next Gen punta a essere di nuovo un avversario scomodo in Serie C, ma soprattutto una fucina di giocatori pronti per il vertice. Dalla gestione dei minutaggi all’adozione di modelli tattici affini alla A, ogni dettaglio servirà a rendere lineare la transizione dei migliori profili.
Impatto sulla Lega Pro e sul sistema Italia
Un progetto B forte rafforza l’ecosistema: in Lega Pro alza la competitività del girone B, stimola gli avversari e aumenta la visibilità del campionato; per la Serie A fornisce risorse tecniche pronte, riduce i rischi di mercato e crea plusvalore sostenibile. Se la Juventus Next Gen torna al centro, il circolo virtuoso tra formazione, performance e inserimento ai piani alti riprende a girare con continuità, offrendo ai giovani italiani un percorso credibile e misurabile verso il grande calcio.