Al Riviera delle Palme il copione si ripete: il Latina si porta avanti presto e poi non trova la stoccata che chiude la gara. All’8’ De Cristofaro firma l’1-0 con un destro al volo, la squadra impone pressione alta e gioco sugli esterni, mentre la Sambenedettese spaventa Mastrantonio quasi solo da palla inattiva. Le chance per raddoppiare non mancano: ancora De Cristofaro, il destro a giro di Tomaselli, gli inserimenti di Calabrese che sfiorano il corridoio giusto, l’istinto di Ercolano che calcia invece di servire Baez libero e il colpo di testa ravvicinato di Bruscagin che Krapikas disinnesca. Poi i cambi di D’Alesio spostano l’inerzia: entra Zini, cresce la pressione e, su un corner nato da posizione di fuorigioco quantomeno dubbia, arriva la sponda di Sgarbi sul secondo palo e il tap-in di Zini. Prima annullato, poi convalidato: 1-1. È il primo punto esterno, ma la sensazione di un film già visto resta.
I numeri dell’attacco: costruzione sì, cinismo no
I dati raccontano una squadra con identità chiara e trame riconoscibili. Il possesso palla medio è del 52% (17° dato in Serie C), indice di un controllo non estemporaneo. Sulle corsie arrivano 7,3 cross precisi a partita (terzo dato del campionato) e si sommano ben 47 calci d’angolo. Il Latina arriva sul fondo e riempie l’area, ma la fase di finalizzazione si inceppa: appena 0,9 gol a gara (53° dato), 12 grandi occasioni create di cui 7 sprecate e 4,5 tiri nello specchio ogni 90’. Sorprende la sterilità da palle inattive: un solo gol stagionale su situazione da fermo nonostante il volume di corner. Si costruisce abbastanza per andare avanti, non abbastanza per mettere la gara al sicuro.
Vantaggio fragile: quando i dettagli cambiano l’inerzia
La gestione dell’1-0 resta il nodo. Per un’ora l’impianto di Volpe funziona: pressione alta, ampiezza costante e difesa avversaria a rincorrere. Gli episodi, però, pesano: un passaggio sbagliato nell’ultimo terzo, una scelta individuale poco lucida, una parata chiave come quella su Bruscagin. I cambi della Sambenedettese rimescolano le marcature, Zini attacca l’area con più convinzione e la partita sfugge di mano senza segnali evidenti. È lo stesso filo sottile già visto in altre uscite: margine minimo, volume offensivo discreto ma privo del “colpo del KO”. Finché manca il secondo gol, ogni 1-0 resta esposto a un rimbalzo, a una deviazione, a un corner ben battuto.
Difesa poco sollecitata, ma colpita con precisione
Dall’altra metà campo emerge un paradosso. Mastrantonio è tra i portieri meno impegnati della categoria con 1,5 parate a partita, eppure il Latina incassa 1,3 gol a gara e ha mantenuto inviolata la porta solo due volte. Gli avversari tirano poco ma spesso centrano il bersaglio, in particolare sulle palle inattive: tre reti subite da fermo raccontano una fragilità specifica. Anche i volumi difensivi confermano un atteggiamento “pulito”: 13,8 contrasti e 20,5 respinte a partita, numeri che suggeriscono una fase senza grande intensità nel proteggere l’area. Basta un calcio d’angolo ben eseguito per rimettere tutto in discussione.
La chiave per svoltare nel Girone B
Volpe ha dato un’identità al gruppo: esterni produttivi, occupazione dell’area e trame riconoscibili nel Girone B di Serie C. Per trasformare i pareggi in vittorie servono tre leve: più presenza e qualità nel cuore dei 16 metri per capitalizzare i cross, soluzioni codificate sulle palle inattive (sia a favore sia contro) e un pizzico di aggressività in più nel difendere il primo palo e la seconda palla. Il “secondo gol” non è un dettaglio: è la differenza tra una promessa e un risultato blindato.