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Perugia, Gaucci furioso: ‘Arbitro scandaloso, basta’

Un clima incandescente avvolge il Perugia dopo la sconfitta casalinga con il Vado. Al termine del match, Alessandro Gaucci ha ringraziato uno stadio bollente come non lo vedeva da anni e ha difeso la squadra: con l’undici pari, a suo dire, la gara sarebbe stata a senso unico. Alle spalle c’è una proprietà solida e un progetto ambizioso, ma il presidente confessa un timore: che il suo cognome continui a “dare fastidio”, perché quanto visto in campo non gli è parso casuale. Un colpo al cuore per chi dice di lavorare “ventiquattr’ore su ventiquattro” per riportare in alto questa piazza storica della Serie C e del Girone B.

Accuse durissime alla terna: “Arbitro scandaloso”

Lo sfogo di Gaucci è un fiume in piena. Il presidente mette nel mirino l’arbitro, ritenuto inadeguato al punto da escluderne la buona fede, e punta il dito contro un quarto uomo descritto come “arrogante”. In panchina, racconta, si lavora per tenere tutti calmi ma ci si ritrova addosso tre o quattro ufficiali ad amplificare la tensione. L’episodio che lo manda su tutte le furie è un presunto rigore non assegnato neppure dopo una revisione al FVS: per Gaucci, un errore clamoroso che rende inaccettabile l’operato della terna. Il giudizio è tranchant: un direttore di gara così, sostiene, non dovrebbe più scendere in campo.

Rigore negato e cartellini a senso unico

Gaucci parla di gestione dei cartellini “a una sola direzione”: gli avversari avrebbero commesso più falli senza essere ammoniti, mentre il Perugia avrebbe chiuso ancora una volta in dieci per un’espulsione maturata dopo pochi minuti. “Undici contro undici finiva 4-0”, è la misura della sua convinzione. Per lui non è questione di errori fisiologici, ma di malafede o, in alternativa, di manifesta incompetenza che imporrebbe lo stop immediato all’arbitro. E delle eventuali squalifiche personali non sembra curarsi: dice di essere disposto a pagare il prezzo pur di difendere la propria squadra e denunciare ciò che ritiene ingiusto.

Rispetto, stress e paragoni illustri

Oltre alle decisioni, a indignarlo è l’atteggiamento. Gaucci evoca i tempi della Serie A, quando arbitri come Collina e Rocchi, ricorda, sapevano dialogare con rispetto. Oggi, invece, percepisce una presunzione che ferisce chi investe e lavora giorno e notte per dare continuità al progetto. “Non siamo cani”, sbotta, riportando episodi in cui sarebbero piovuti provvedimenti disciplinari anche per semplici rimostranze. Una deriva culturale, a suo dire, che rischia di rovinare il calcio: senza rispetto reciproco tra ufficiali di gara e club, ogni errore pesa il doppio e diventa miccia per tensioni ingestibili in campo e fuori.

Il futuro di Gaucci a Perugia è in discussione

Lo sguardo si sposta sul domani. Non sarebbe uno scatto d’ira passeggero: il presidente afferma di voler riflettere seriamente se restare o meno alla guida del Perugia. La società è forte e il disegno tecnico resta ambizioso, ma sente che qualcuno non voglia la realizzazione del progetto. Se non fosse ben accetto, dice, sarebbe pronto a farsi da parte così come è tornato. Parole amare, culminate nell’auspicio che chi di dovere riveda la partita e riconosca torti e pesi sbilanciati tra rigore mancato, espulsione e un metro punitivo che, a suo giudizio, ha indirizzato il risultato contro i grifoni del Girone B.

Autore dell'articolo: legaprocalcio