La sconfitta per 1-2 in casa contro il Pescara lascia il segno sul Perugia, ma per Aimo Diana è soprattutto una lezione. Il tecnico riconosce una prestazione a fasi alterne e parla di una “bastonata” capace di far riemergere umiltà e concentrazione. Davanti a un pubblico caldo, gli errori pesano più delle occasioni sprecate e trasformano una gara aperta in un passo falso che dovrà accelerare il percorso di maturazione nel Girone B di Serie C.
Le parole di Diana: una sconfitta che fa crescere
“Mi sono piaciuto a tratti e la squadra mi è piaciuta a tratti”, ammette Diana, che definisce meritato il ko per quanto visto nei 90 minuti. Il Perugia ha avuto chance per chiuderla e, in seguito, per rimetterla in piedi, ma una serie di errori — inclusi quei 5-10 minuti di blackout ancora da decifrare — ha inciso in maniera decisiva. Il tecnico sottolinea la qualità del Pescara, superiore per contenuti tecnici nella fase offensiva, e richiama tutti alla massima lucidità: in gare così, i dettagli fanno la differenza e i troppi sbagli si pagano. Perdere in casa “scoccia molto” e deve pungere anche lo spogliatoio: è il momento di riabbracciare quei concetti che avevano fatto risalire la squadra, senza smarrire l’idea di gioco che a tratti produce calcio piacevole.
Gestione dei 90’ e ripartenze decisive
Per Diana, l’inerzia poteva piegarsi con maggior cinismo nelle ripartenze: il Pescara mette spesso alle corde l’avversario e, quando capita l’occasione, bisogna colpire e chiudere. Qui il Perugia deve crescere: manca ancora la piena gestione della gara dal primo all’ultimo minuto e la sensazione di poter condurre dopo un vantaggio iniziale. C’erano stati segnali incoraggianti in altre uscite, ma restano aspetti da registrare. Niente alibi: gli abruzzesi sono una squadra forte, costruita per traguardi importanti, ma i grifoni non si sentono inferiori per completezza. Due o tre palle nitide per il pari ci sono state; gli episodi, stavolta, non hanno girato.
Errori individuali e tenuta fisica
Il ko non nasce solo da problemi difensivi. Il tecnico ricorda il rigore concesso su una palla persa e l’altra rete subita su un’azione ben costruita dagli ospiti sul lato. La squadra ha spinto fino alla fine per recuperare, ma la qualità dell’avversario ha condizionato la manovra. Diana ammette che potrebbe mancare ancora la forza per tenere 90 minuti ad alto livello concedendo poco, complice il calo fisiologico di chi ha tirato la carretta per 8-10 gare consecutive. Servono “energie fresche”: positivo l’impatto di Cortesi e, dalla prossima settimana, si attende il contributo di altri. Con uno storico atletico più profondo il gruppo sarebbe più avanti; niente scuse, però: le prime 10-12 partite devono bastare per trovare l’alchimia giusta.
Cambi e equilibri dello spogliatoio
L’analisi si chiude con un passaggio autocritico sui cambi. Diana ammette che, col senno di poi, avrebbe potuto intervenire già all’intervallo, dopo le difficoltà emerse nel finale di primo tempo e con giocatori come Quirini e Kabashi in sofferenza. Ha preferito sistemare alcune posizioni e attendere i primi dieci-quindici minuti della ripresa prima di inserire forze nuove, anche per una questione di equilibri interni: togliere a metà gara può suonare come una bocciatura, e talvolta è giusto dare un’ulteriore chance a chi può “tirare il coniglio dal cilindro”. Nel Girone B, tuttavia, il calendario non aspetta: servono risposte convincenti già dal prossimo impegno.