Undici giornate, nessuna sconfitta e ventitré punti: il Trento di Luca Tabbiani è una delle storie più interessanti del Girone A di Serie C. In un raggruppamento dove Cittadella e Union Brescia alzano l’asticella, i gialloblù si sono presi il ruolo di terzo incomodo con discrezione e idee chiare, otto lunghezze in più rispetto allo stesso punto della scorsa stagione. Identità riconoscibile a colpo d’occhio, cura dei dettagli e una proposta aggressiva fanno scuola; non a caso, il lavoro del tecnico genovese è finito nei taccuini di colleghi di categoria superiore, tanto che perfino Daniele De Rossi lo ha citato pubblicamente. Niente proclami, solo campo e organizzazione.
Origini e mentalità: un percorso che plasma l’idea
Per capire il metodo serve tornare dove tutto è iniziato. Nel 2001-02, proprio a Trento, Tabbiani muove i primi passi lontano dal vivaio del Genoa: da centrocampista firma 23 presenze e 5 gol agli ordini di Luciano Miani. Seguono stagioni solide tra B e C con Cremonese, Bari, Triestina, Pisa e Lecco, fino alla chiusura a Sestri Levante: oltre trecento gare da professionista senza riflettori, ma con tanta sostanza. In panchina non salta tappe: Vado, quindi Lavagnese e Savona, dove nel novembre 2017 arriva il primo esonero. La svolta è a Fiorenzuola dal 2019: promozione dalla D nel 2020-21 e due salvezze di fila in C, sempre con squadre corte, aggressive, costruite su principi prima che su nomi. La gavetta qui non è un’etichetta, ma un metodo.
La prova Catania e la nuova chiamata
Nel giugno 2023 arriva Catania, neopromossa con ambizioni altissime: l’avventura dura meno di cinque mesi e il 5 novembre scatta l’esonero. Gennaio 2024 segna il ritorno a Fiorenzuola, che però non evita la retrocessione: il punto più basso, trasformato in slancio. A giugno 2024 la chiamata del Trento riapre il cerchio. La piazza, nel recente passato, aveva già mostrato crescita costante: un settimo posto da 57 punti e poi un quinto con 63, miglior piazzamento di sempre in regular season, seguiti da playoff interrotti rispettivamente contro Atalanta U23 e Giana Erminio. Oggi Tabbiani capitalizza quel patrimonio con un progetto che alza l’asticella senza strappi, valorizzando risorse interne e profili da rilanciare.
Metodo Tabbiani: sostenibilità e coraggio
Il mantra è semplice e impegnativo: non guardare la classifica e lavorare per diventare, non solo sembrare, i più forti. Dopo il 3-0 sul campo delle Dolomiti Bellunesi il tecnico ha ribadito che i gialloblù devono crescere ogni settimana. Il Briamasco va trasformato in un fortino, riportando gente allo stadio. L’inserimento graduale degli under, con margine d’errore concesso e responsabilità chiare, racconta una gestione sostenibile e coraggiosa. È la cifra del metodo Tabbiani: idee chiare, intensità, equilibrio tra ambizione e realismo, e un’identità che regge anche nelle giornate complicate.
Molina, l’uomo-copertina
L’esempio più luminoso è Juan Ignacio Molina. Attaccante argentino classe 1997, è arrivato in prestito con diritto di riscatto dalla Salernitana dopo un’annata tra Siracusa e granata senza acuti. A Trento ha ritrovato centralità: si è presentato con un gol d’autore, ha risolto in pieno recupero la sfida con il Lecco e, su rigore, ha firmato il pari nella rimonta contro la Juventus Next Gen. Con il grave infortunio di Christian Capone, rigorista designato, si è preso il dischetto e la responsabilità. Dalle panchine campane alle esultanze sotto la curva del Briamasco, un percorso che fotografa bene l’approccio del tecnico: rigenerare, responsabilizzare, far crescere valore.
Il Briamasco come fortino e i messaggi al gruppo
Il campo, intanto, conferma la rotta. Il 2-1 alla Juventus Next Gen, arrivato in rimonta, ha mostrato la capacità di restare dentro la partita anche quando si è sotto nel punteggio. A fine gara Tabbiani non ha usato giri di parole: «Perdere oggi sarebbe stato veramente anticostituzionale». Una frase-simbolo che restituisce ambizione e mentalità. La spinta del pubblico e la solidità casalinga sono pezzi di un puzzle più grande: squadra compatta, pressione coordinata, catena sinistra produttiva e un reparto avanzato capace di alternare profondità e fraseggio. Ingredienti che spiegano un imbattuto non casuale.
La rotta della gavetta: il parallelo con Alvini
Il percorso richiama da vicino quello di Massimiliano Alvini, salito categoria dopo categoria: dalla Promozione al professionismo, fino alla Serie A e al ritorno al vertice con Frosinone. Stessa traiettoria a piccoli passi per Luca Tabbiani, che usa la Serie C come laboratorio per consolidare principi e alzare il livello. Il suo Trento, imbattuto e in scia ai piani alti, testimonia che la costanza paga: risultati figli di organizzazione, mentalità e testa. In un calcio spesso schiavo dell’immediatezza, qui la crescita è costruita, misurabile e contagiosa.